20 Gennaio 2023

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È pericoloso praticare il kitesurf?

di: Editore
Foto di lezione di kitesurf a latina
Lezione di kite fatta applicando le giuste misure di sicurezza

È pericoloso praticare il kitesurf?”

La risposta è no a patto di conoscere il mare, il vento e le loro regole non scritte.

Prendiamo spunto da un articolo comparso sul Quotidiano La Stampa del 16 Gennaio di quest’anno.

Racconta la disavventura di un kitesurfer che, nonostante i cavalloni e la fortissima libecciata si è avventurato con il kitesurf a pomeriggio inoltrato. Al largo di Imperia, a circa 500 metri dalla costa, la vela si è afflosciata e lui è finito in acqua. Il 52enne di San Bartolomeo al Mare ha rischiato di annegare. Buon per lui che si è riusciti a dare l’allarme e a far intervenire un equipaggio della sezione operativa navale della Guardia di finanza evitando il peggio.

Analizzando le poche informazioni tecniche che l’articolo riporta si notano vari aspetti degni di nota: l’orario (pomeriggio inoltrato), i cavalloni, il vento fortissimo di Libeccio che, improvvisamente, si ferma, il fatto che fosse solo in acqua.

La prima consapevolezza che il kitesurfer accorto deve avere, sempre, fin dalle sue prime lezioni per imparare, è che esistono procedure di sicurezza e precauzioni da acquisire prima di fare anche solo il primo meraviglioso bordo.

Partiamo dalle condizioni ambientali: la passione per questo sport non deve mai prevaricare sulla corretta analisi della situazione dentro e fuori dall’acqua. Analizzare la direzione del vento, decidendo se è adatta a rientrare correttamente a terra, è fondamentale; osservare e valutare l’intensità, il ritmo e l’ampiezza del moto ondoso, altrettanto.

Foto fi kiter con istruttrice
Scendere in spiaggia in compagnia di una persona affidabile

Scendere in spiaggia sempre in compagnia: un kiter come noi, un istruttore, un amico, il fidanzato, che non ci perda mai di vista, può fare la differenza nella tempestività degli eventuali soccorsi.

L’orario in cui scendere in acqua è altrettanto importante: il kiter in questione ha iniziato la sessione a pomeriggio inoltrato, probabilmente già stanco dopo una giornata di lavoro, con poco tempo a disposizione per fare tutto. Ascoltiamo sempre le nostre sensazioni: se non siamo sicuri, se siamo stanchi fisicamente e mentalmente, se qualcosa ” non ci torna”, stiamo a terra.

Infine il vento che cala all’improvviso: non eravamo ad Imperia per avere dati precisi ma qualcosa possiamo ipotizzare. Non è inusuale che questo accada. Il vento è il movimento delle molecole d’aria da zona ad alta pressione verso zone a minor pressione atmosferica. Se sono presenti, portano con loro le nubi, che sicuramente erano presenti nel cielo di Imperia. Ecco: valutare il tipo di nubi, il loro movimento e la quantità di acqua pluviale che stanno trasportando avrebbero fatto intuire al kiter che non era la giornata giusta, che il cielo si sarebbe chiuso fermando il vento.

L’articolo si conclude così:

A chi gli ha chiesto il perché di tanta temerarietà sconfinante nell’avventatezza ha dato una risposta da surfista: «La nostra più che una passione è una malattia. Appena captiamo il vento favorevole non ci pensiamo due volte a prendere la tavola e catapultarci in mare»“.

Si, ok, tutto giusto se fatto in sicurezza.

Stay stoked, safe and salty.

Antonella Desiree Pelusi Istruttrice IKO.

Mare di latina con kites
Verifica sempre le condizioni ambientali

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Prendiamo spunto da un articolo comparso sul Quotidiano La Stampa del 16 Gennaio di quest’anno.

Racconta la disavventura di un kitesurfer che, nonostante i cavalloni e la fortissima libecciata si è avventurato con il kitesurf a pomeriggio inoltrato. Al largo di Imperia, a circa 500 metri dalla costa, la vela si è afflosciata e lui è finito in acqua. Il 52enne di San Bartolomeo al Mare ha rischiato di annegare. Buon per lui che si è riusciti a dare l’allarme e a far intervenire un equipaggio della sezione operativa navale della Guardia di finanza evitando il peggio.

Analizzando le poche informazioni tecniche che l’articolo riporta si notano vari aspetti degni di nota: l’orario (pomeriggio inoltrato), i cavalloni, il vento fortissimo di Libeccio che, improvvisamente, si ferma, il fatto che fosse solo in acqua.

La prima consapevolezza che il kitesurfer accorto deve avere, sempre, fin dalle sue prime lezioni per imparare, è che esistono procedure di sicurezza e precauzioni da acquisire prima di fare anche solo il primo meraviglioso bordo.

Partiamo dalle condizioni ambientali: la passione per questo sport non deve mai prevaricare sulla corretta analisi della situazione dentro e fuori dall’acqua. Analizzare la direzione del vento, decidendo se è adatta a rientrare correttamente a terra, è fondamentale; osservare e valutare l’intensità, il ritmo e l’ampiezza del moto ondoso, altrettanto.

Foto fi kiter con istruttrice
Scendere in spiaggia in compagnia di una persona affidabile

Scendere in spiaggia sempre in compagnia: un kiter come noi, un istruttore, un amico, il fidanzato, che non ci perda mai di vista, può fare la differenza nella tempestività degli eventuali soccorsi.

L’orario in cui scendere in acqua è altrettanto importante: il kiter in questione ha iniziato la sessione a pomeriggio inoltrato, probabilmente già stanco dopo una giornata di lavoro, con poco tempo a disposizione per fare tutto. Ascoltiamo sempre le nostre sensazioni: se non siamo sicuri, se siamo stanchi fisicamente e mentalmente, se qualcosa ” non ci torna”, stiamo a terra.

Infine il vento che cala all’improvviso: non eravamo ad Imperia per avere dati precisi ma qualcosa possiamo ipotizzare. Non è inusuale che questo accada. Il vento è il movimento delle molecole d’aria da zona ad alta pressione verso zone a minor pressione atmosferica. Se sono presenti, portano con loro le nubi, che sicuramente erano presenti nel cielo di Imperia. Ecco: valutare il tipo di nubi, il loro movimento e la quantità di acqua pluviale che stanno trasportando avrebbero fatto intuire al kiter che non era la giornata giusta, che il cielo si sarebbe chiuso fermando il vento.

L’articolo si conclude così:

A chi gli ha chiesto il perché di tanta temerarietà sconfinante nell’avventatezza ha dato una risposta da surfista: «La nostra più che una passione è una malattia. Appena captiamo il vento favorevole non ci pensiamo due volte a prendere la tavola e catapultarci in mare»“.

Si, ok, tutto giusto se fatto in sicurezza.

Stay stoked, safe and salty.

Antonella Desiree Pelusi Istruttrice IKO.

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