23 Febbraio 2015

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Erik Volpe, vince una delle gare di kitesurf più importanti del Sud Africa

di: Kitesurfing Editorial Team

Erik Volpe il pluri campione è tornato più forte che mai, ecco la sua esperienza in Sud Africa dove a vinto una delle tappe più importanti scontrandosi contro numerosissime atleti di levatura internazionale.

ERIK VOLPE IL RIDER ITALIANO CONQUISTA IL PODIO DEL SUD AFRICA

C’è un ragazzo che volteggia sospeso tra le macchie azzurre di mare e cielo, cavalcando la linea dell’orizzonte…

Poche settimane fa il ventitreenne coratino ha conquistato il campionato sudafricano di kitesurf dopo un lungo stop per infortunio.

Elegante e vigoroso, Erik Volpe – ventitreenne coratino – è appena tornato da una spedizione intercontinentale. Dal Sud Africa, per l’esattezza, dove ha vinto il campionato nazionale di kitesurf. Le condizioni quasi proibitive del mare – onde altissime e forti correnti, come si vede nel video – non hanno scalfito le sue ambizioni di vittoria, anzi ne hanno esaltato le doti stilistiche. Un grande traguardo, se si considera che l’atleta è stato lontano da aquilone e tavola per circa un anno a causa di un infortunio e conseguente operazione al ginocchio, che gli hanno impedito di partecipare a qualsiasi gara e persino di allenarsi.

Erik – campione del mondo freestile nel 2007 – è tornato più forte di prima con due nuovi brand, Kiteloose e Nuke, e una tavola personalizzata. Come un esperto navigatore, conosce alla perfezione i venti e le loro proprietà e nutre un rispetto profondo per il mare: «È nostro, ma non ci appartiene». Il kite, in fondo, non è poi così diverso da una vela.

Sempre alla ricerca del vento migliore, il kitesurfer vive come un nomade, pronto a spostarsi da un luogo all’altro per potersi allenare, seguendo i suggerimenti di utili app per smartphone. Fortuna che l’attrezzatura non è particolarmente ingombrante, pesando fino a un massimo di venti chili.

In Italia è tuttora uno sport poco praticato, ma gli appassionati sono in crescita. Basta passeggiare sul lungomare barlettano nei giorni di scirocco per ammirare gli uomini-aquilone e le loro evoluzioni.

Se Erik è un campione deve tutto a suo padre, amante del surf al punto da intraprendere un viaggio in camper con dei vecchi amici a cavallo tra Italia, Francia e Spagna, fino a Tarifa, nei pressi delle colonne d’Ercole. Correva l’anno 2000. Tornato a casa, il papà di Erik gli rivelò entusiasta i segreti di uno sport piuttosto giovane.

«È facile, economico e adatto a tutti», ci dice davanti a un caffè. «È semplice imparare, basta un corso di otto ore per apprenderne le basi. E poi non è solo uno sport, ma anche uno stile di vita».

Diversamente da quanto si possa credere, lo si può praticare anche in Italia, poiché non è l’onda ad essere fondamentale, ma il vento. Il Lago di Garda, infatti, è un luogo privilegiato in questo senso, così come lo è Porto Cesareo, dove Erik è solito allenarsi «per la presenza di tre diversi scenari: l’isola dei conigli col suo paesaggio lagunare, il mare con delle piccole onde e, al largo, la barriera corallina», dove il gioco si fa più duro.

Erik ha le idee chiare sul futuro: adora viaggiare per il mondo intero, ma l’Italia gli manca, un’Italia forse spesso bistrattata ma ancora amata dagli stranieri. Il suo avvenire promette tante soddisfazioni. Tra un mese sarà a Panama e in Venezuela per promuovere e collaudare nuove attrezzature e poi sarà di ritorno nel Belpaese per dare impulso alla diffusione del kitesurf seguendo il modello nordeuropeo, dove sin da bambini i piccoli atleti familiarizzano con l’universo mare. Questa la sua prossima sfida. La supererà sicuramente, come tutte le altre.

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Elegante e vigoroso, Erik Volpe – ventitreenne coratino – è appena tornato da una spedizione intercontinentale. Dal Sud Africa, per l’esattezza, dove ha vinto il campionato nazionale di kitesurf. Le condizioni quasi proibitive del mare – onde altissime e forti correnti, come si vede nel video – non hanno scalfito le sue ambizioni di vittoria, anzi ne hanno esaltato le doti stilistiche. Un grande traguardo, se si considera che l’atleta è stato lontano da aquilone e tavola per circa un anno a causa di un infortunio e conseguente operazione al ginocchio, che gli hanno impedito di partecipare a qualsiasi gara e persino di allenarsi.

Erik – campione del mondo freestile nel 2007 – è tornato più forte di prima con due nuovi brand, Kiteloose e Nuke, e una tavola personalizzata. Come un esperto navigatore, conosce alla perfezione i venti e le loro proprietà e nutre un rispetto profondo per il mare: «È nostro, ma non ci appartiene». Il kite, in fondo, non è poi così diverso da una vela.

Sempre alla ricerca del vento migliore, il kitesurfer vive come un nomade, pronto a spostarsi da un luogo all’altro per potersi allenare, seguendo i suggerimenti di utili app per smartphone. Fortuna che l’attrezzatura non è particolarmente ingombrante, pesando fino a un massimo di venti chili.

In Italia è tuttora uno sport poco praticato, ma gli appassionati sono in crescita. Basta passeggiare sul lungomare barlettano nei giorni di scirocco per ammirare gli uomini-aquilone e le loro evoluzioni.

Se Erik è un campione deve tutto a suo padre, amante del surf al punto da intraprendere un viaggio in camper con dei vecchi amici a cavallo tra Italia, Francia e Spagna, fino a Tarifa, nei pressi delle colonne d’Ercole. Correva l’anno 2000. Tornato a casa, il papà di Erik gli rivelò entusiasta i segreti di uno sport piuttosto giovane.

«È facile, economico e adatto a tutti», ci dice davanti a un caffè. «È semplice imparare, basta un corso di otto ore per apprenderne le basi. E poi non è solo uno sport, ma anche uno stile di vita».

Diversamente da quanto si possa credere, lo si può praticare anche in Italia, poiché non è l’onda ad essere fondamentale, ma il vento. Il Lago di Garda, infatti, è un luogo privilegiato in questo senso, così come lo è Porto Cesareo, dove Erik è solito allenarsi «per la presenza di tre diversi scenari: l’isola dei conigli col suo paesaggio lagunare, il mare con delle piccole onde e, al largo, la barriera corallina», dove il gioco si fa più duro.

Erik ha le idee chiare sul futuro: adora viaggiare per il mondo intero, ma l’Italia gli manca, un’Italia forse spesso bistrattata ma ancora amata dagli stranieri. Il suo avvenire promette tante soddisfazioni. Tra un mese sarà a Panama e in Venezuela per promuovere e collaudare nuove attrezzature e poi sarà di ritorno nel Belpaese per dare impulso alla diffusione del kitesurf seguendo il modello nordeuropeo, dove sin da bambini i piccoli atleti familiarizzano con l’universo mare. Questa la sua prossima sfida. La supererà sicuramente, come tutte le altre.

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