13 Febbraio 2009

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Una riflessione sul Kitesurf in Italia di Miki Galifi Cerquetti

di: Kitesurfing Editorial Team

Cari amici,
 

Non tutto il male viene per nuocere!

L’episodio Fisn ha permesso una sorta di censimento delle realtà del kitesurf in Italia, esiste sicuramente una frattura tra chi con questo sport trae lucro e chi invece ne ricava solo piacere sportivo, come si è potuta apprezzare in maniera tangibile l’estrema diffidenza nei confronti di qualsivoglia manovra venga fatta in termini associativi intorno al nostro sport.

E’ ovvio si paga il prezzo di aver permesso sin dall’inizio ai mercanti rientrare nel tempio e di fare in modo che il denaro condizionasse una aggregazione sana e democratica nell’interesse dei valori sportivi.

Il kitesurf se resiste è grazie a realtà locali, in genere gli appassionati, i locals fanno un lavoro politico sfruttando amicizie e conoscenze, anche le scuole diffuse per il territorio lavorano sempre con ottiche territoriali ben precise.

Fino ad ora il sostegno che le associazioni nazionali hanno dato in termini istituzionali, legislativi,organizzativi è stato sempre relativo.
E’ un peccato perché nel nostro sport ci sono figure di valore elevato poche potrebbero essere sfruttate in un’ottica più vasta ed ad alto livello ,anche ,per esempio, in una trattativa con il CONI.

E’altresi palese che chi ha una faccia da spendere non si espone per far fare gli affarucci al distributore od al negozio di turno, ci si muove vuoi per passione sportiva , vuoi per orgoglio personale, vuoi anche per dare spazio ai giovani di fare sport, i motivi sono molteplici, am ad un certo livello non è un’aquilone scontato che fa la differenza.

Se all’epoca(ordinanza CP Roma luglio 2003) fosse stato per le associazioni esistenti, il kite sulla provincia romana sarebbe rimasto vietato, chi intervenne fu una rete di amici ed appassionati che sfruttando amicizie e conoscenze a tutti i livelli permise la nascita di una regolamentazione e soprattutto l’inquadramento normativo della cosidetta KITEBEACH.

Il supporto legale fu fornito gratuitamente dalla circoscrizione di Ostia e dalla CP di Roma.

E’ evidente che per chi ha interessi commerciali nel settore è difficile se non impossibile proporsi come figura rappresentativa in un contesto democratico, chi è padrone della fabbrica non può fare allo stesso momento il sindacalista.

Sino ad ora quelle associazioni nazionali che hanno sgomitato per ottenere una rappresentatività non hanno mai dico mai potuto dimostrare un reale e disinteressato consenso da parte della nostra comunità sportiva.

Chi ha interessi economici a più alto livello(produttori e distributori) ha sempre badato con cura all orticello cercando di litigare il più possibile con la concorrenza, neanche nelle situazioni più critiche che rischiavano paradossalmente di minare in primis i loro interessi commerciali, sono mai intervenuti in maniera organizzata e strutturata(es pagando un avvocato a tutela del diritto del nostro sport).

In occasione della crisi sul Lago di Como all’incontro in cui si cercava di salvare la pratica dello sport , non c’era un rappresentante nazionale, una figura di spicco e autorevole che desse man forte agli appassionati.

C’erano si le scuole, ma quelle locali, c’era un rappresentante ufficiale del CONI, chiamato da quella delle tre scuole ,che pur non appartenendo a nessuna delle ben note associazioni, che però si era affiliata ad un ente di interesse sportivo , questo signore ,scomodatosi da Milano, benché non sapesse nulla di noi si è battuto, per noi, come un leone.

Tutti gli altri?Il deserto!

Ma quanti episodi potrei raccontare, vissuti di prima persona o indirettamente dove chi si proponeva nostro alfiere, alla fin fine si trasformava ne peggior nemico, di chi vagava, e vaga tuttora per le istituzioni descrivendoci come una specie di plaga infernale, fiamme degli inferi e proponendosi come primo pompiere ed estintore, angelo vendicatore e sommo organizzatore.

Quando si parla di uno sport e lo si intende rappresentare di fronte alle autorità, non bisogna parlare di regole, pericoli, assicurazioni, iscrizioni soldi in generale bisogna trasmettere la passione, l’amore per questo gioco stupendo, c’è di sicuro chi volontariamente e gratuitamente sarebbe disponibile a impegnarsi, sono queste le persone che bisogna mandare avanti in un discorso generale ad alto livello sul kitesurf in Italia.

La didattica è essenziale, l’agonistica è importantissima ma sono una parte dello sport non lo sport!

Quello che manca nel nostro paese è questo, il non aver voluto dare alla comunità una nucleo di riferimento disinteressato che fosse interessato solo allo sport e non a mettere subito le mani in tasca agli sportivi.

Io ho dato molto per passione non per guadagno o ritorno personale. Ma vengo ripagato ogni volta che in spiaggia veleggio con gli amici condividendo un grande amore comune, l’amore per il vento.

L’amore per le onde, l’amore per il kite, e questo, onestamente, non ha un prezzo.

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di: Kitesurfing Editorial Team

Cari amici,
 

Non tutto il male viene per nuocere!

L’episodio Fisn ha permesso una sorta di censimento delle realtà del kitesurf in Italia, esiste sicuramente una frattura tra chi con questo sport trae lucro e chi invece ne ricava solo piacere sportivo, come si è potuta apprezzare in maniera tangibile l’estrema diffidenza nei confronti di qualsivoglia manovra venga fatta in termini associativi intorno al nostro sport.

E’ ovvio si paga il prezzo di aver permesso sin dall’inizio ai mercanti rientrare nel tempio e di fare in modo che il denaro condizionasse una aggregazione sana e democratica nell’interesse dei valori sportivi.

Il kitesurf se resiste è grazie a realtà locali, in genere gli appassionati, i locals fanno un lavoro politico sfruttando amicizie e conoscenze, anche le scuole diffuse per il territorio lavorano sempre con ottiche territoriali ben precise.

Fino ad ora il sostegno che le associazioni nazionali hanno dato in termini istituzionali, legislativi,organizzativi è stato sempre relativo.
E’ un peccato perché nel nostro sport ci sono figure di valore elevato poche potrebbero essere sfruttate in un’ottica più vasta ed ad alto livello ,anche ,per esempio, in una trattativa con il CONI.

E’altresi palese che chi ha una faccia da spendere non si espone per far fare gli affarucci al distributore od al negozio di turno, ci si muove vuoi per passione sportiva , vuoi per orgoglio personale, vuoi anche per dare spazio ai giovani di fare sport, i motivi sono molteplici, am ad un certo livello non è un’aquilone scontato che fa la differenza.

Se all’epoca(ordinanza CP Roma luglio 2003) fosse stato per le associazioni esistenti, il kite sulla provincia romana sarebbe rimasto vietato, chi intervenne fu una rete di amici ed appassionati che sfruttando amicizie e conoscenze a tutti i livelli permise la nascita di una regolamentazione e soprattutto l’inquadramento normativo della cosidetta KITEBEACH.

Il supporto legale fu fornito gratuitamente dalla circoscrizione di Ostia e dalla CP di Roma.

E’ evidente che per chi ha interessi commerciali nel settore è difficile se non impossibile proporsi come figura rappresentativa in un contesto democratico, chi è padrone della fabbrica non può fare allo stesso momento il sindacalista.

Sino ad ora quelle associazioni nazionali che hanno sgomitato per ottenere una rappresentatività non hanno mai dico mai potuto dimostrare un reale e disinteressato consenso da parte della nostra comunità sportiva.

Chi ha interessi economici a più alto livello(produttori e distributori) ha sempre badato con cura all orticello cercando di litigare il più possibile con la concorrenza, neanche nelle situazioni più critiche che rischiavano paradossalmente di minare in primis i loro interessi commerciali, sono mai intervenuti in maniera organizzata e strutturata(es pagando un avvocato a tutela del diritto del nostro sport).

In occasione della crisi sul Lago di Como all’incontro in cui si cercava di salvare la pratica dello sport , non c’era un rappresentante nazionale, una figura di spicco e autorevole che desse man forte agli appassionati.

C’erano si le scuole, ma quelle locali, c’era un rappresentante ufficiale del CONI, chiamato da quella delle tre scuole ,che pur non appartenendo a nessuna delle ben note associazioni, che però si era affiliata ad un ente di interesse sportivo , questo signore ,scomodatosi da Milano, benché non sapesse nulla di noi si è battuto, per noi, come un leone.

Tutti gli altri?Il deserto!

Ma quanti episodi potrei raccontare, vissuti di prima persona o indirettamente dove chi si proponeva nostro alfiere, alla fin fine si trasformava ne peggior nemico, di chi vagava, e vaga tuttora per le istituzioni descrivendoci come una specie di plaga infernale, fiamme degli inferi e proponendosi come primo pompiere ed estintore, angelo vendicatore e sommo organizzatore.

Quando si parla di uno sport e lo si intende rappresentare di fronte alle autorità, non bisogna parlare di regole, pericoli, assicurazioni, iscrizioni soldi in generale bisogna trasmettere la passione, l’amore per questo gioco stupendo, c’è di sicuro chi volontariamente e gratuitamente sarebbe disponibile a impegnarsi, sono queste le persone che bisogna mandare avanti in un discorso generale ad alto livello sul kitesurf in Italia.

La didattica è essenziale, l’agonistica è importantissima ma sono una parte dello sport non lo sport!

Quello che manca nel nostro paese è questo, il non aver voluto dare alla comunità una nucleo di riferimento disinteressato che fosse interessato solo allo sport e non a mettere subito le mani in tasca agli sportivi.

Io ho dato molto per passione non per guadagno o ritorno personale. Ma vengo ripagato ogni volta che in spiaggia veleggio con gli amici condividendo un grande amore comune, l’amore per il vento.

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