23 Febbraio 2026

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A TP24 Antonio Gaudini difende lo Stagnone e la sua grande comunità (non solo di sportivi)

di: Kitesurfing Editorial Team

Il dibattito sulla tutela della Riserva dello Stagnone di Marsala si accende nel 2026. Antonio Gaudini, presidente dell’Associazione Italiana Kitesurf, risponde alle critiche ambientaliste rivendicando il ruolo sociale, economico e protettivo della comunità dei kiters.

A pochi mesi dalla riapertura della stagione turistica che coinvolge il territorio di Marsala (Tp), e in particolare l’area dello Stagnone, si riaccendono anche in questo 2026 le polemiche sull’accesso, l’utilizzo e la tutela di questa straordinaria e altrettanto fragile zona costiera. A dare il via al dibattito questa volta è stato il convegno dal titolo “La Riserva Negata – Analisi e valutazioni sul futuro dello Stagnone di Marsala” che è andato in scena sabato 14 febbraio 2026 nella Sala Conferenze “Fama” del Parco Archeologico di Lilibeo della città siciliana.

Un confronto utile, ma dov’è la controparte?

L’iniziativa, promossa dal Circolo Legambiente Marsala–Petrosino, voleva affrontare le varie criticità che interessano la Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone di Marsala, e sul banco degli imputati, oltre alle pressioni antropiche, le infrastrutture e i fenomeni erosivi, è finito ancora una volta il mondo del kitesurf e i suoi appassionati che ogni anno frequentano la laguna. 

Peccato che in questo interessante dibattito che pretendeva di promuovere il pluralismo, accanto a docenti universitari, tecnici, naturalisti, dirigenti regionali ed esperti di gestione delle aree protette, mancassero proprio loro: i rappresentanti del kitesurf, disciplina sportiva di livello olimpico, che negli ultimi vent’anni ha contribuito a trasformare proprio lo Stagnone di Marsala in una delle destinazioni più ambite e apprezzate al mondo. 

La voce dei kiters nell’arena di TP24

A riequilibrare il confronto e dare voce ai grandi assenti è stata tuttavia la testata giornalistica TP24, vero presidio neutrale e professionale dell’informazione sul territorio marsalese, che lunedì 23 febbraio ha intervistato Antonio Gaudini, presidente dell’Associazione Italiana Kitesurf, responsabile del portale Kitesurfing.it e titolare del centro sportivo internazionale Stagnone Kiteboarding che ogni anno ospita le competizioni che assegnano il titolo italiano della disciplina.

In un clima pacato, collaborativo e lontano dai toni polemici, Gaudini ha raccontato cosa rappresenta in realtà il movimento del kitesurf allo Stagnone, con i suoi valori sportivi, sociali, economici e turistici, ha spiegato in che modo i kiters lungi dall’essere predoni della laguna ne sono i veri custodi, ha elencato le rigorose norme e i regolamenti che disciplinano praticanti e scuole. “Nell’intervista a TP24 – racconta Gaudini – ho voluto dire una cosa semplice: qui non si discute solo di sport. Qui si parla di persone. Oggi il kitesurf è legittimo e regolato. Dire “vietiamo tutto”, come sostengono gli ambientalisti, non è tutela. È una scorciatoia. Dire che il kitesurf distrugge l’ambiente non è vero. I dati parlano chiaro. Entriamo in acqua a piedi nudi. La tavola scivola sull’acqua. La posidonia non viene distrutta dal vento, ma dal cemento. La fase migratoria degli uccelli non coincide con il picco massimo delle presenze estive. Questo significa una cosa chiara: siamo compatibili con il territorio”.

Gaudini: “In ballo c’è una comunità e il suo territorio”

Ma soprattutto il presidente dell’AKI ha rivendicato l’identità di una grande comunità locale fatta di tante famiglie, lavoratori, giovani imprenditori, esercenti che vivono lo Stagnone ogni giorno e che anche grazie al kitesurf hanno visto crescere il loro benessere e la loro qualità di vita migliorare anno dopo anno. “Attorno al kite – spiega ancora Antonio Gaudini – è nata una comunità vera: giovani che hanno investito, famiglie che hanno creato lavoro, persone che hanno scelto di restare invece che emigrare nel continente. Il nostro lavoro, insieme alla Associazione Kitesurf Italiana, è fatto di cose concrete: zone di pratica definite, regolamenti firmati prima di entrare in acqua, casco e dispositivi di sicurezza, controllo tramite i centri, attenzione a costa, rifiuti e terreno, stop alla nascita di nuove scuole per evitare sovraccarichi. Non è anarchia. È organizzazione. Prima questo posto era abbandonato. Oggi è vivo. Servono regole? Sì. Vogliamo migliorare? Certo. Ma vietare non è la soluzione. Io non difendo uno sport. Difendo una comunità. Difendo lavoro reale. Difendo un territorio che oggi esiste perché qualcuno se ne prende cura ogni giorno. Non distruggiamo. Custodiamo”.

Guarda l’intervista completa

Per approfondire le ragioni della comunità del kitesurf e ascoltare l’analisi dettagliata di Antonio Gaudini, vi invitiamo a guardare l’intervista integrale realizzata da TP24 al seguente link: 

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A pochi mesi dalla riapertura della stagione turistica che coinvolge il territorio di Marsala (Tp), e in particolare l’area dello Stagnone, si riaccendono anche in questo 2026 le polemiche sull’accesso, l’utilizzo e la tutela di questa straordinaria e altrettanto fragile zona costiera. A dare il via al dibattito questa volta è stato il convegno dal titolo “La Riserva Negata – Analisi e valutazioni sul futuro dello Stagnone di Marsala” che è andato in scena sabato 14 febbraio 2026 nella Sala Conferenze “Fama” del Parco Archeologico di Lilibeo della città siciliana.

Un confronto utile, ma dov’è la controparte?

L’iniziativa, promossa dal Circolo Legambiente Marsala–Petrosino, voleva affrontare le varie criticità che interessano la Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone di Marsala, e sul banco degli imputati, oltre alle pressioni antropiche, le infrastrutture e i fenomeni erosivi, è finito ancora una volta il mondo del kitesurf e i suoi appassionati che ogni anno frequentano la laguna. 

Peccato che in questo interessante dibattito che pretendeva di promuovere il pluralismo, accanto a docenti universitari, tecnici, naturalisti, dirigenti regionali ed esperti di gestione delle aree protette, mancassero proprio loro: i rappresentanti del kitesurf, disciplina sportiva di livello olimpico, che negli ultimi vent’anni ha contribuito a trasformare proprio lo Stagnone di Marsala in una delle destinazioni più ambite e apprezzate al mondo. 

La voce dei kiters nell’arena di TP24

A riequilibrare il confronto e dare voce ai grandi assenti è stata tuttavia la testata giornalistica TP24, vero presidio neutrale e professionale dell’informazione sul territorio marsalese, che lunedì 23 febbraio ha intervistato Antonio Gaudini, presidente dell’Associazione Italiana Kitesurf, responsabile del portale Kitesurfing.it e titolare del centro sportivo internazionale Stagnone Kiteboarding che ogni anno ospita le competizioni che assegnano il titolo italiano della disciplina.

In un clima pacato, collaborativo e lontano dai toni polemici, Gaudini ha raccontato cosa rappresenta in realtà il movimento del kitesurf allo Stagnone, con i suoi valori sportivi, sociali, economici e turistici, ha spiegato in che modo i kiters lungi dall’essere predoni della laguna ne sono i veri custodi, ha elencato le rigorose norme e i regolamenti che disciplinano praticanti e scuole. “Nell’intervista a TP24 – racconta Gaudini – ho voluto dire una cosa semplice: qui non si discute solo di sport. Qui si parla di persone. Oggi il kitesurf è legittimo e regolato. Dire “vietiamo tutto”, come sostengono gli ambientalisti, non è tutela. È una scorciatoia. Dire che il kitesurf distrugge l’ambiente non è vero. I dati parlano chiaro. Entriamo in acqua a piedi nudi. La tavola scivola sull’acqua. La posidonia non viene distrutta dal vento, ma dal cemento. La fase migratoria degli uccelli non coincide con il picco massimo delle presenze estive. Questo significa una cosa chiara: siamo compatibili con il territorio”.

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Ma soprattutto il presidente dell’AKI ha rivendicato l’identità di una grande comunità locale fatta di tante famiglie, lavoratori, giovani imprenditori, esercenti che vivono lo Stagnone ogni giorno e che anche grazie al kitesurf hanno visto crescere il loro benessere e la loro qualità di vita migliorare anno dopo anno. “Attorno al kite – spiega ancora Antonio Gaudini – è nata una comunità vera: giovani che hanno investito, famiglie che hanno creato lavoro, persone che hanno scelto di restare invece che emigrare nel continente. Il nostro lavoro, insieme alla Associazione Kitesurf Italiana, è fatto di cose concrete: zone di pratica definite, regolamenti firmati prima di entrare in acqua, casco e dispositivi di sicurezza, controllo tramite i centri, attenzione a costa, rifiuti e terreno, stop alla nascita di nuove scuole per evitare sovraccarichi. Non è anarchia. È organizzazione. Prima questo posto era abbandonato. Oggi è vivo. Servono regole? Sì. Vogliamo migliorare? Certo. Ma vietare non è la soluzione. Io non difendo uno sport. Difendo una comunità. Difendo lavoro reale. Difendo un territorio che oggi esiste perché qualcuno se ne prende cura ogni giorno. Non distruggiamo. Custodiamo”.

Guarda l’intervista completa

Per approfondire le ragioni della comunità del kitesurf e ascoltare l’analisi dettagliata di Antonio Gaudini, vi invitiamo a guardare l’intervista integrale realizzata da TP24 al seguente link: 

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