Peter Lynn, il pioniere che ha cambiato il…
Peter Lynn è stato uno dei più grandi pionieri del kite mondiale. Ingegnere, inventore e visionario, ha segnato la sto
11 Aprile 2026
17 Aprile 2026
Ci sono imprese che nascono già grandi. E poi ci sono quelle che, ancora prima di partire, riescono a spostare il confine di ciò che pensavamo possibile. È il caso di Koen Darras, rider e avventuriero belga che sta preparando un progetto destinato a far parlare tutto il mondo del vento e del mare: una traversata dell’Atlantico in kitesurf, in solitaria, usando solo tavola e kite come mezzo di propulsione personale.
Il progetto, chiamato Atlantic Crossing by Kitesurf, prevede una rotta che dalle Isole Canarie passerà per Capo Verde fino a puntare verso i Caraibi. Una sfida estrema, fisica e mentale, che se portata a termine potrebbe entrare di diritto tra le imprese più forti mai tentate nel kite moderno.
Per chi segue l’evoluzione del nostro sport, questa non è una notizia qualsiasi. È una di quelle storie che meritano attenzione fin da subito, perché unisce endurance, navigazione oceanica, tecnica e visione in un unico progetto fuori scala.
Secondo il sito ufficiale del progetto Atlantic Crossing by Kitesurf, Koen Darras tenterà di completare una traversata di circa 3.000 miglia nautiche, pari a circa 5.000 chilometri, lungo una delle rotte classiche degli alisei. Il tentativo è stato ripreso anche da testate internazionali e nautiche come SoloVela, YACHT e Scuttlebutt Sailing News.
Il periodo indicato per la partenza è tra la fine del 2026 e gennaio 2027, in una finestra meteo favorevole legata agli alisei. La durata complessiva prevista è di circa 60 giorni, ma la difficoltà reale del progetto va ben oltre il semplice numero di miglia sulla carta.
La parte più importante della notizia è questa: non si tratta di una traversata con una barca trainata dal kite e non si tratta nemmeno di una spedizione a staffetta con più rider. Koen Darras vuole affrontare l’oceano come solo rider, in piedi sulla tavola, gestendo la progressione con il kite e contando sulla barca appoggio solo per sicurezza, supporto logistico e riposo notturno.
La barca di supporto sarà il Windfall, un ketch in acciaio di 52 piedi che seguirà la spedizione. Di notte Darras dormirà a bordo, mentre all’alba l’equipaggio dovrebbe riportarlo nel punto GPS in cui aveva interrotto la sessione il giorno precedente, così da garantire continuità e trasparenza al tentativo.
La distanza teorica del progetto è di 3.000 miglia nautiche, ma la distanza reale potrebbe essere molto più alta. Alcune fonti parlano di 4.500 miglia nautiche effettive, perché in kitesurf non si percorre una rotta oceanica come se si stesse disegnando una linea dritta su una mappa.
Bisogna bordeggiare, adattarsi al vento, gestire il mare formato, le correnti, l’assetto del corpo, la fatica e la sicurezza. In pratica, ogni miglio teorico diventa più duro. Ed è proprio qui che questa sfida cambia dimensione: non è solo un viaggio, ma una prova totale di resistenza, lucidità e controllo.
Nelle interviste già pubblicate, Darras ha spiegato che prevede di navigare per circa 9-12 ore al giorno, a seconda delle condizioni. Questo dettaglio aiuta a capire il livello di stress fisico e mentale richiesto da una traversata del genere: giornate lunghissime, recupero limitato e la necessità di restare sempre efficiente in ambiente oceanico aperto.
Chi pratica kitesurf sa bene che una lunga downwind con mare vivo può già diventare impegnativa dopo poche ore. Moltiplicare questa esposizione per settimane intere cambia completamente scala.
Negli anni il kite ha visto imprese spettacolari, record, raid e stunt che hanno mostrato il lato più estremo del nostro sport. Ma un progetto come questo alza ancora il livello, perché riporta il kite dentro una dimensione di esplorazione pura.
Il valore di questa notizia non sta solo nell’eventuale record finale. Sta anche nel messaggio che porta con sé: il kitesurf non è solo freestyle, big air, wave o foil racing. È anche avventura, visione, autonomia e capacità di leggere il vento in un ambiente reale, duro e imprevedibile come l’Atlantico.
In questo senso, l’impresa di Koen Darras si inserisce perfettamente nella linea dei grandi pionieri del nostro sport e di tutti quegli atleti che hanno sempre cercato di spostare più avanti il concetto stesso di limite. Se vuoi approfondire l’evoluzione del kite e le sue radici, puoi leggere anche La storia del Kitesurfing e il tributo a Peter Lynn, il pioniere che ha cambiato il kite per sempre.
Questa news non riguarda solo gli appassionati di endurance o chi ama le spedizioni oceaniche. Riguarda tutto il settore, perché riporta il kite al centro di una narrazione forte, leggibile anche dal grande pubblico: un uomo, una tavola, un kite, l’oceano aperto e una rotta che sembra uscita da un libro d’avventura.
Non a caso la storia è già stata ripresa da media internazionali e nautici. E questo è un segnale chiaro: il progetto ha già superato i confini della community e sta diventando una delle imprese kite più seguite del momento.
Chi segue Kitesurfing.it sa bene che il nostro sport vive anche di storie fuori formato. Dai pionieri che hanno costruito l’identità del kite fino agli atleti capaci di trasformare ogni uscita in una nuova idea di libertà, il legame tra kitesurf e avventura è sempre stato fortissimo.
In questa chiave possono essere interessanti anche contenuti come il profilo di Nick Jacobsen, uno degli interpreti più visionari e fuori schema del kite internazionale, oppure la sezione News Atleti, dove il lato più evoluto e spettacolare del nostro sport continua a prendere forma.
Per ora siamo nella fase di preparazione, allenamento e costruzione del progetto. Ma già così la traversata atlantica di Koen Darras è una delle storie più forti del 2026 nel mondo del kite. Nei prossimi mesi sarà interessante seguire ogni aggiornamento ufficiale: test, logistica, preparazione fisica, finestra meteo e materiali usati.
Se il tentativo andrà a buon fine, il nome di Koen Darras entrerà nella storia del kitesurf mondiale. Se invece l’oceano dovesse fermarlo prima, resterà comunque una delle idee più radicali mai viste nel nostro sport.
Koen Darras è un avventuriero belga che sta preparando un tentativo di traversata dell’Oceano Atlantico in kitesurf come solo rider, nell’ambito del progetto Atlantic Crossing by Kitesurf.
La rotta segue il tracciato degli alisei: Isole Canarie, Capo Verde e poi Caraibi.
La distanza teorica dichiarata è di circa 3.000 miglia nautiche, ma alcune fonti stimano che la distanza reale affrontata possa arrivare fino a circa 4.500 miglia.
No. Koen Darras dormirà sulla barca appoggio Windfall e ogni mattina dovrebbe essere riportato al punto GPS di interruzione della sessione precedente.
Le fonti indicano una finestra tra la fine del 2026 e gennaio 2027, in base alle condizioni favorevoli degli alisei.
Perché porta il kite in una dimensione estrema di navigazione oceanica, resistenza e autonomia, con un formato puro rider + tavola + kite che può diventare un riferimento storico per tutto lo sport.
Chi siamo
Kitesurfing.it è un portale indipendente dedicato al mondo del kitesurf dal 2003.
Con oltre 20 anni di passione, raccontiamo tutto ciò che riguarda il kite in Italia e nel mondo: eventi, rider, spot, scuole, viaggi, attrezzature e molto altro.
Siamo il punto d’incontro per appassionati, professionisti, istruttori e scuole.
Scopri di più su www.kitesurfing.it
Contattaci per segnalazioni, collaborazioni o per proporre contenuti: redazione@kitesurfing.it
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Ci sono imprese che nascono già grandi. E poi ci sono quelle che, ancora prima di partire, riescono a spostare il confine di ciò che pensavamo possibile. È il caso di Koen Darras, rider e avventuriero belga che sta preparando un progetto destinato a far parlare tutto il mondo del vento e del mare: una traversata dell’Atlantico in kitesurf, in solitaria, usando solo tavola e kite come mezzo di propulsione personale.
Il progetto, chiamato Atlantic Crossing by Kitesurf, prevede una rotta che dalle Isole Canarie passerà per Capo Verde fino a puntare verso i Caraibi. Una sfida estrema, fisica e mentale, che se portata a termine potrebbe entrare di diritto tra le imprese più forti mai tentate nel kite moderno.
Per chi segue l’evoluzione del nostro sport, questa non è una notizia qualsiasi. È una di quelle storie che meritano attenzione fin da subito, perché unisce endurance, navigazione oceanica, tecnica e visione in un unico progetto fuori scala.
Secondo il sito ufficiale del progetto Atlantic Crossing by Kitesurf, Koen Darras tenterà di completare una traversata di circa 3.000 miglia nautiche, pari a circa 5.000 chilometri, lungo una delle rotte classiche degli alisei. Il tentativo è stato ripreso anche da testate internazionali e nautiche come SoloVela, YACHT e Scuttlebutt Sailing News.
Il periodo indicato per la partenza è tra la fine del 2026 e gennaio 2027, in una finestra meteo favorevole legata agli alisei. La durata complessiva prevista è di circa 60 giorni, ma la difficoltà reale del progetto va ben oltre il semplice numero di miglia sulla carta.
La parte più importante della notizia è questa: non si tratta di una traversata con una barca trainata dal kite e non si tratta nemmeno di una spedizione a staffetta con più rider. Koen Darras vuole affrontare l’oceano come solo rider, in piedi sulla tavola, gestendo la progressione con il kite e contando sulla barca appoggio solo per sicurezza, supporto logistico e riposo notturno.
La barca di supporto sarà il Windfall, un ketch in acciaio di 52 piedi che seguirà la spedizione. Di notte Darras dormirà a bordo, mentre all’alba l’equipaggio dovrebbe riportarlo nel punto GPS in cui aveva interrotto la sessione il giorno precedente, così da garantire continuità e trasparenza al tentativo.
La distanza teorica del progetto è di 3.000 miglia nautiche, ma la distanza reale potrebbe essere molto più alta. Alcune fonti parlano di 4.500 miglia nautiche effettive, perché in kitesurf non si percorre una rotta oceanica come se si stesse disegnando una linea dritta su una mappa.
Bisogna bordeggiare, adattarsi al vento, gestire il mare formato, le correnti, l’assetto del corpo, la fatica e la sicurezza. In pratica, ogni miglio teorico diventa più duro. Ed è proprio qui che questa sfida cambia dimensione: non è solo un viaggio, ma una prova totale di resistenza, lucidità e controllo.
Nelle interviste già pubblicate, Darras ha spiegato che prevede di navigare per circa 9-12 ore al giorno, a seconda delle condizioni. Questo dettaglio aiuta a capire il livello di stress fisico e mentale richiesto da una traversata del genere: giornate lunghissime, recupero limitato e la necessità di restare sempre efficiente in ambiente oceanico aperto.
Chi pratica kitesurf sa bene che una lunga downwind con mare vivo può già diventare impegnativa dopo poche ore. Moltiplicare questa esposizione per settimane intere cambia completamente scala.
Negli anni il kite ha visto imprese spettacolari, record, raid e stunt che hanno mostrato il lato più estremo del nostro sport. Ma un progetto come questo alza ancora il livello, perché riporta il kite dentro una dimensione di esplorazione pura.
Il valore di questa notizia non sta solo nell’eventuale record finale. Sta anche nel messaggio che porta con sé: il kitesurf non è solo freestyle, big air, wave o foil racing. È anche avventura, visione, autonomia e capacità di leggere il vento in un ambiente reale, duro e imprevedibile come l’Atlantico.
In questo senso, l’impresa di Koen Darras si inserisce perfettamente nella linea dei grandi pionieri del nostro sport e di tutti quegli atleti che hanno sempre cercato di spostare più avanti il concetto stesso di limite. Se vuoi approfondire l’evoluzione del kite e le sue radici, puoi leggere anche La storia del Kitesurfing e il tributo a Peter Lynn, il pioniere che ha cambiato il kite per sempre.
Questa news non riguarda solo gli appassionati di endurance o chi ama le spedizioni oceaniche. Riguarda tutto il settore, perché riporta il kite al centro di una narrazione forte, leggibile anche dal grande pubblico: un uomo, una tavola, un kite, l’oceano aperto e una rotta che sembra uscita da un libro d’avventura.
Non a caso la storia è già stata ripresa da media internazionali e nautici. E questo è un segnale chiaro: il progetto ha già superato i confini della community e sta diventando una delle imprese kite più seguite del momento.
Chi segue Kitesurfing.it sa bene che il nostro sport vive anche di storie fuori formato. Dai pionieri che hanno costruito l’identità del kite fino agli atleti capaci di trasformare ogni uscita in una nuova idea di libertà, il legame tra kitesurf e avventura è sempre stato fortissimo.
In questa chiave possono essere interessanti anche contenuti come il profilo di Nick Jacobsen, uno degli interpreti più visionari e fuori schema del kite internazionale, oppure la sezione News Atleti, dove il lato più evoluto e spettacolare del nostro sport continua a prendere forma.
Per ora siamo nella fase di preparazione, allenamento e costruzione del progetto. Ma già così la traversata atlantica di Koen Darras è una delle storie più forti del 2026 nel mondo del kite. Nei prossimi mesi sarà interessante seguire ogni aggiornamento ufficiale: test, logistica, preparazione fisica, finestra meteo e materiali usati.
Se il tentativo andrà a buon fine, il nome di Koen Darras entrerà nella storia del kitesurf mondiale. Se invece l’oceano dovesse fermarlo prima, resterà comunque una delle idee più radicali mai viste nel nostro sport.
Koen Darras è un avventuriero belga che sta preparando un tentativo di traversata dell’Oceano Atlantico in kitesurf come solo rider, nell’ambito del progetto Atlantic Crossing by Kitesurf.
La rotta segue il tracciato degli alisei: Isole Canarie, Capo Verde e poi Caraibi.
La distanza teorica dichiarata è di circa 3.000 miglia nautiche, ma alcune fonti stimano che la distanza reale affrontata possa arrivare fino a circa 4.500 miglia.
No. Koen Darras dormirà sulla barca appoggio Windfall e ogni mattina dovrebbe essere riportato al punto GPS di interruzione della sessione precedente.
Le fonti indicano una finestra tra la fine del 2026 e gennaio 2027, in base alle condizioni favorevoli degli alisei.
Perché porta il kite in una dimensione estrema di navigazione oceanica, resistenza e autonomia, con un formato puro rider + tavola + kite che può diventare un riferimento storico per tutto lo sport.
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