12 Luglio 2011

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Bagagli perduti, costi triplicati Ecco le vacanze da incubo

di: Kitesurfing Editorial Team

Ecco un articolo interessante per noi kiters Viaggiatori

Pensioni “travestite” da hotel a cinque stelle. Bagagli persi e mai più ritrovati. Optional e servizi “virtuali”o pagati il triplo del previsto. Agenti che incassano caparre per poi squagliarsi come neve al sole. E via elencando, in un catalogo di errori e orrori. Tempo di vacanze. Tempo di imprevisti e raggiri, di esposti e denunce. Tempo, anche, di sentenze a favore di turisti maltrattati o vessati. I legali di Federconsumatori hanno incassato dai giudici di pace di Bologna tre decisioni favorevoli a emiliani reduci da viaggi da dimenticare.

Massimo G., patrocinato dagli avvocati Giampiero Falzone e Giuseppe Genna, ha vendicato tutti coloro che si sono ritrovati, all’andata o al ritorno, senza più zaini o valigie e senza alcuna speranza di riavere contenitori e contenuto. Andato in vacanza ad Hurgada, per praticare il kitesurf, dopo lo sbarco all’aeroporto di Bologna ha passato ore davanti al nastro trasportatore.

La sua sacca sportiva non è mai arrivata. Siè smarrita per strada. Non è basato presentare reclami e solleciti, allegando pezze d’appoggio per documentare il danno subito. La compagnia con cui ha volato, la Blue Panorama Airlines spa, ha cercato prima di chiamarsi fuori dalla questione e poi di cavarsela offrendo una cifra inferiore a quella richiesta o una compensazione in biglietti utilizzabili in bassa stagione. Il giudice di pace Florio Roversi ha deciso a favore di Massimo G.: in base alla convenzione di Montreal, è il succo della sentenza, ha attribuito al vettore la responsabilità dello smarrimento del borsone, anche se la movimentazione dei bagagli era stata affidata a non meglio precisati “altri operatori” degli scali di riferimento. Totale? il valore della sacca e degli attrezzi per il kitesurf, più la rivalutazione monetaria e le spese di causa: 1.276 euro di cifra base e 846 di onorari e bolli.

Franco M. e Anna Maria P, invece, hanno maledetto il giorno in cui hanno deciso di andare a riposarsi e a prendere il sole in Puglia, a Ugento, pensando a lunghi bagni e salutari nuotate. Il tratto di mare davanti all’albergo prescelto non era balneabile, come dichiarato dalla capitaneria di porto, e l’aria dell’hotel era ammorbata da puzze e miasmi. Così, a causa della scarsa qualità del soggiorno, non hanno saldato il conto, 600 euro. L’albergatore avrebbe voluto avere i quattrini, comunque, e ha citato in giudizio i clienti. Il giudice di pace Andrea Magagnoli ha dato torto a lui e ragione ai turisti insoddisfatti, stoppati nel tentativo di farsi rifondere pure il “danno esistenziale”. Le spese di causa – una botta da 2.239 euro, al netto di Iva e oneri accessori- le dovrà pagare il titolare dell’hotel.

Un altro socio di Federconsumatori, assistito anche lui dallo studio Genna-Falzone, ha avviato una battaglia legale contro la Ferry Med srl: aveva prenotato un viaggio in cabina sulla nave scelta per raggiungere Tangeri da Genova, è stato costretto a passare la notte su una poltrona e “in cattive condizioni igieniche”. Anche il ritorno non è filato liscio: la traversata è durata tre giorni, sempre in condizioni di pulizia non ottimali, anziché i due previsti. Qui il giudice di pace Stefania Trincato ha ritenuto di applicare il codice della navigazione: “Il vettore è responsabile dei danni derivati al passeggero da ritardo o mancata esecuzione del trasporto, se non prova che l’evento di danno è dovuto a causa a lui non imputabile”. Ferry Med è stata dichiarata inadempiente alle clausole contrattuali e condannata a risarcire il cliente insoddisfatto e farsi carico delle spese. In soldoni, quasi mille euro.

Anche voi siete stati vittime di casi simili? Nello spazio commenti qui sotto potrete raccontare le vostre storie.

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Massimo G., patrocinato dagli avvocati Giampiero Falzone e Giuseppe Genna, ha vendicato tutti coloro che si sono ritrovati, all’andata o al ritorno, senza più zaini o valigie e senza alcuna speranza di riavere contenitori e contenuto. Andato in vacanza ad Hurgada, per praticare il kitesurf, dopo lo sbarco all’aeroporto di Bologna ha passato ore davanti al nastro trasportatore.

La sua sacca sportiva non è mai arrivata. Siè smarrita per strada. Non è basato presentare reclami e solleciti, allegando pezze d’appoggio per documentare il danno subito. La compagnia con cui ha volato, la Blue Panorama Airlines spa, ha cercato prima di chiamarsi fuori dalla questione e poi di cavarsela offrendo una cifra inferiore a quella richiesta o una compensazione in biglietti utilizzabili in bassa stagione. Il giudice di pace Florio Roversi ha deciso a favore di Massimo G.: in base alla convenzione di Montreal, è il succo della sentenza, ha attribuito al vettore la responsabilità dello smarrimento del borsone, anche se la movimentazione dei bagagli era stata affidata a non meglio precisati “altri operatori” degli scali di riferimento. Totale? il valore della sacca e degli attrezzi per il kitesurf, più la rivalutazione monetaria e le spese di causa: 1.276 euro di cifra base e 846 di onorari e bolli.

Franco M. e Anna Maria P, invece, hanno maledetto il giorno in cui hanno deciso di andare a riposarsi e a prendere il sole in Puglia, a Ugento, pensando a lunghi bagni e salutari nuotate. Il tratto di mare davanti all’albergo prescelto non era balneabile, come dichiarato dalla capitaneria di porto, e l’aria dell’hotel era ammorbata da puzze e miasmi. Così, a causa della scarsa qualità del soggiorno, non hanno saldato il conto, 600 euro. L’albergatore avrebbe voluto avere i quattrini, comunque, e ha citato in giudizio i clienti. Il giudice di pace Andrea Magagnoli ha dato torto a lui e ragione ai turisti insoddisfatti, stoppati nel tentativo di farsi rifondere pure il “danno esistenziale”. Le spese di causa – una botta da 2.239 euro, al netto di Iva e oneri accessori- le dovrà pagare il titolare dell’hotel.

Un altro socio di Federconsumatori, assistito anche lui dallo studio Genna-Falzone, ha avviato una battaglia legale contro la Ferry Med srl: aveva prenotato un viaggio in cabina sulla nave scelta per raggiungere Tangeri da Genova, è stato costretto a passare la notte su una poltrona e “in cattive condizioni igieniche”. Anche il ritorno non è filato liscio: la traversata è durata tre giorni, sempre in condizioni di pulizia non ottimali, anziché i due previsti. Qui il giudice di pace Stefania Trincato ha ritenuto di applicare il codice della navigazione: “Il vettore è responsabile dei danni derivati al passeggero da ritardo o mancata esecuzione del trasporto, se non prova che l’evento di danno è dovuto a causa a lui non imputabile”. Ferry Med è stata dichiarata inadempiente alle clausole contrattuali e condannata a risarcire il cliente insoddisfatto e farsi carico delle spese. In soldoni, quasi mille euro.

Anche voi siete stati vittime di casi simili? Nello spazio commenti qui sotto potrete raccontare le vostre storie.

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