KITESURF I 10 ERROTI PIU COMUNI 

Anche i kiter sbagliano: i 10 errori più comuni in acqua e a terra

Scarsa conoscenza delle attrezzature e dei principi del pilotaggio, cattive abitudini, manutenzione approssimativa, disattenzioni, sopravvalutazione delle proprie abilità tecniche e sottostima delle condizioni atmosferiche sono alcune delle cause alla base di errori grossolani da parte dei rider. Ecco una lista dei 10 più comuni commessi in acqua e sulla spiaggia dagli appassionati di kitesurf.

Sbagliare è umano dicevano i latini, ma quando si pratica uno sport estremo come il kitesurf, certi errori si pagano cari, con rischio di danni a sé stessi, agli altri e alle attrezzature. Gran parte delle défaillance commesse dai kiter potrebbero essere facilmente evitate: in genere i rider incorrono negli errori a causa di una formazione approssimativa o inadeguata, perché non conoscono le attrezzature oppure quando sottovalutano le condizioni meteorologiche e sopravvalutano le proprie capacità tecniche o le proprie condizioni fisiche. Inoltre negli spot più frequentati non è raro vedere anche kiter esperti portarsi dietro pessime abitudini che li fanno apparire ingenui e svampiti, proprio come dei principianti. Vediamo allora quali sono i dieci errori più comuni commessi dagli amanti di ali e tavole, una top list che può riservare qualche sorpresa.

 

  1. Kite troppo potente

Molti kiter sottostimano la potenza generata dalle ali. Questo perché non capiscono che un’ala genera molta più potenza quando è in movimento. Un kite quando si muove e prende velocità può aumentare il proprio tiro e diventare fino a quattro volte più potente di quando è fermo in una data posizione. Per non parlare di quando lo si manda nella cosiddetta “power zone”, ovvero la porzione di finestra del vento bassa e frontale rispetto al pilota. Occorre dunque scegliere accuratamente la misura del proprio kite in base all’intensità del vento, al proprio peso e alla propria abilità tecnica. Nel dubbio, meglio optare per un kite più piccolo e sottoinvelato piuttosto che utilizzarne uno troppo grande e potente, ma senza controllo.

Un discorso a parte merita anche la data di progettazione dell’ala e della relativa barra: kite piuttosto datati, diciamo oltre i 5-6 anni, possono risultare meno facili da controllare e gestire nelle varie situazioni di navigazione oltre a presentare importanti deficit riguardo i sistemi di sicurezza. Viceversa le ali moderne sono più efficienti, ma per questo anche più potenti rispetto al passato, quindi occhio a scegliere sempre la misura adeguata.

 


 

  1. Trim attrezzatura errato

Quando si acquista un’ala nuova o usata o ancora quando si noleggia, spesso per disinformazione o pigrizia ci si disinteressa completamente al trimmaggio corretto del kite e della relativa barra perdendo così un’importante opportunità di settare l’attrezzatura in base alle proprie caratteristiche fisiche e alle condizioni atmosferiche. Le ali prodotte in serie in genere presentano un settaggio standard che può essere valido per noi ma anche no e spesso in caso di ali di seconda mano il rider precedente potrebbe avere una conformazione fisica o esigenze completamente diverse dalle nostre. Una valutazione che dovrebbe essere fatta soprattutto in caso di donne, bambini e rider “fuori stazza”. Ogni kite è fornito di una scheda tecnica e un manuale di istruzioni proprio sui possibili trim da utilizzare. Su internet si trova tutto.

Prima di essere decollata un’ala dovrebbe quindi essere correttamente trimmata nelle sue regolazioni fisse (prelinee, briglie e terminali sulla barra), poi una volta in volo si può procedere settando al meglio la regolazione corrente, ossia il depower. Come è noto, il depower permette di variare la potenza del kite modificando l’incidenza dell’ala, ossia il suo angolo d’attacco rispetto al vento. Il sistema agisce allungando o accorciando le front line tramite uno strozzascotte o sistemi analoghi, in maniera permanente fino a nuova regolazione. Importante: il depower è un sistema il cui funzionamento va assolutamente conosciuto e verificato dal rider prima del decollo e soprattutto utilizzato sia in spiaggia che in acqua quando necessario per ottimizzare le prestazioni del kite all’interno del proprio range di vento: a volta basta regolarlo di pochi centimetri per avere una navigazione più efficiente e confortevole. Sembra assurdo, ma alcuni rider non depowerizzano mai la propria ala perché pensano di essere giudicati dei fifoni. Si può essere più stupidi?

 

  1. Decollo con kite sventato

Le statistiche parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli incidenti in kite non avviene in acqua ma a terra e proprio nelle fasi del decollo dell’ala. L’errore più comune, commesso spesso anche da kiter esperti, è quello di decollare il kite quando ancora è scarico di vento o, come si dice in gergo tecnico, quando “sventa” o “sbandiera”. In questo caso l’ala invece di salire in avanti risalendo la finestra di volo spingendo verso la direzione del vento, va esattamente indietro e se il pilota non è pronto e abile a correggere la manovra c’è il rischio che il kite nel momento in cui arretra si giri dall’altra parte ed entri in power zone per poi decollare alla massima potenza nella parte opposta della finestra di volo.

Il corretto decollo impone al pilota di posizionare il kite a bordo finestra, che ricordiamo presenta un angolo più chiuso in caso di vento debole e più aperto in caso di vento sostenuto, e camminare sopravento finché l’ala non diventa ben gonfia; solo a quel punto il pilota farà l’apposito segnale di pollice alto al proprio assistente che posizionato dietro al kite, una volta mollata la presa, lo vedrà sfilare non subito in senso verticale, ma seguendo appunto una curva che risalirà il vento con un moto parallelo al terreno per poi puntare deciso verso la parte alta della finestra di volo. Seguire questa procedura vi permetterà di avere sempre sotto controllo il kite e in caso di vento forte ricordatevi sempre al momento del decollo di azionare il depower riducendo la potenza del kite.

 

  1. Cattivo tempo imprevisto

Uno dei fattori più trascurati e sottostimati dal popolo dei kiter sono le condizioni meteorologiche. Il tempo è un elemento dinamico soggetto a variazioni anche repentine, non possiamo cambiarlo né controllarlo. Esistono le previsioni naturalmente che indicano con una certa attendibilità la tendenza delle condizioni climatiche, l’intensità e la direzione del vento in un dato momento, ma nessuno più di noi che ci troviamo sullo spot può valutare in tempo reale cosa effettivamente accade e cosa sta per accadere. Non sempre questa valutazione viene effettuata in modo corretto e con la giusta tempistica. Basti pensare che alcuni kiter anche dopo anni di uscite ancora faticano a percepire con i propri sensi l’esatta intensità del vento e ricorrono all’uso dell’anemometro per decidere se entrare in acqua o meno e con quale attrezzatura.

La situazione meteorologica di uno spot anche quando sembra stabile deve continuare a essere monitorata dal rider osservando il cielo anche in lontananza alla ricerca di segnali di imminente cambiamento del tempo. Tra questi le nuvole, in particolare quelle a sviluppo verticale, chiamatecumulonembi, che possono generare raffiche anche violente, pioggia, salti di vento, tempeste elettriche e correnti ascensionali. In presenza di queste formazioni nuvolose è meglio non rischiare e uscire immediatamente dall’acqua atterrando il kite. Ricordiamo che in caso di difficoltà per la presenza di rafforzi del vento e raffiche oltre ad azionare il depower per ridurre la potenza del kite, questo va messo nella posizione di massima sicurezza che è a bordo finestra a ore 9 o a ore 3 e non alle 12, come spesso si vede in spiaggia. Tenere il kite alle 12 è pericoloso perché si fa volare l’ala alla massima altezza dove il vento è più forte e le turbolenze sono maggiori, inoltre si è soggetti a una trazione verticale più difficile da gestire.

  1. Ostacoli troppo vicini

I nostri kite per essere manovrati hanno bisogno di aree molto grandi, pari almeno al doppio della lunghezza delle linee della barra. Eventuali ostacoli presenti sullo spot devono essere accuratamente riconosciuti e gestiti dal rider per pilotare in sicurezza: persone, alberi, cavi elettrici, edifici, colline, promontori, pali, strutture balneari, barche, reti e scogli. La zona di rischio è soprattutto quella sottovento al pilota perché è lì che finirà il kite in caso di perdita di controllo, ma è bene tenersi a distanza anche da tutti gli ostacoli sopravento.

Da considerare anche le turbolenze, ossia mulinelli e correnti ascensionali che vengono creati dagli ostacoli di un certo rilievo associati al cosiddetto “effetto venturi”, quando cioè il vento che si incanala tra due ostacoli accelera improvvisamente. Queste turbolenze formano una zona detta ombra di vento, in cui il vento appunta risulta irregolare e rischioso. La regola da seguire per i rider è di evitare di pilotare il kite in questa ombra di vento che è lunga circa 7 volte sottovento e 3 volte sopravento l’altezza dell’ostacolo che la crea.

 

  1. Mancata conoscenza del self rescue

Quella del self rescue (letteralmente “auto soccorso”) è una manovra di emergenza che viene messa in atto dal rider in caso di difficoltà per rientrare a terra con la propria attrezzatura. Dovrebbe essere parte integrante di ogni corso di apprendimento del kitesurf ancora prima di provare le partenze dall’acqua ma purtroppo non sempre è così. Molti rider anche in fase avanzata non la conoscono affatto oppure ne hanno una conoscenza approssimativa senza averne compreso bene i principi in gioco e la procedura corretta.

Anche coloro che hanno simulato il self rescue durante apposite lezioni possono avere problemi a metterlo in atto in condizioni reali, per esempio in caso di vento forte, correnti, presenza di ostacoli e stanchezza fisica. Il buon rider dovrebbe ogni tanto ripeterla al fine di prendere perfetta confidenza con tale procedura, compresa la variazione del cosiddetto “pack down”, ossia lo sgonfiaggio completo o parziale dell’ala stessa.

 

 

 

 

 

 

  1. Sistemi di sicurezza mal funzionanti

Una delle procedure fondamentali che deve mettere in pratica il rider prima di decollare il kite è il controllo delle attrezzature e dei sistemi di sicurezza. Tale verifica comprende la barra, le linee, le connessioni e le briglie dell’ala, il corretto trim del depower, le valvole di gonfiaggio e sgonfiaggio del kite, i raccordi dei bladder (in caso di ali one pump), nonché il funzionamento dei sistemi di sgancio rapido, ossia il quick release del chicken loop e il leash. Questi ultimi sistemi in particolare possono essere soggetti a malfunzionamento per usura oppure ossidazioni, quindi è essenziale controllarne sempre la perfetta apertura.

A volte il quick release si apre in modo diverso a seconda del brand utilizzato, inoltre l’attrezzatura può essere prestata dall’amico o noleggiata, per cui tali verifiche vanno fatte assolutamente prima di cominciare la session in acqua. Un controllo rigoroso va effettuato anche sul trapezio, sulle cinghie di serraggio, le fibbie di arresto, gli anelli metallici, le cuciture e la maniglia posteriore. Infine non dimenticare mai di avere con sé il tagliacavi.

 
 
  1. Allungamento delle linee

Le linee della barra per quanto prodotte con fibre ad alta densità, come il kevlar, che ne riducono l’allungamento sono inevitabilmente soggette ad allentarsi con l’usura. La corretta tensione e la lunghezza delle linee incide sul controllo dell’ala e sulla precisione del pilotaggio, oltre a essere essenziale per prevenire l’intrecciarsi dei cavi. Salti, kiteloop, tironi involontari del kite durante una manovra errata o quando cade nelle onde e presenza di nodi nei cavi possono incidere sulla tensione e la lunghezza delle linee che andrebbe controllata ogni circa dieci uscite.

Durante questo check andrebbe verificato che sia entrambe le back lines che le front lines abbiano la stessa lunghezza. Si procede così: si controlla che il depower sia completamente disattivato (con le front lines completamente allungate), quindi utilizzando la barra in battuta bassa si tirano prima le back poi le stesse front assicurandole per esempio a un gancio su un muro o con l’aiuto di un assistente; una volta tirate, si rilasciano e tenendole per i terminali si fa la verifica sulla curva delle linee che dovrebbe essere uguale sia per le back che per le front; se una curva ha un raggio maggiore si procede a stirare la linea con il raggio minore equiparandola all’altra. Nota: su alcuni tipi di kite, come per esempio North o Ultimate Kiteboarding, le linee della barra hanno tutte la stessa lunghezza, su barre di altri brand invece le back e le front hanno lunghezze diverse. Infine un piccolo trucco per sciogliere eventuali nodi sulle linee, anche quelli più ostinati, è quello di succhiarli e masticarli delicatamente per 5 minuti, provare per credere.

 

  1. Linee intrecciate

Le linee intrecciate sono uno dei nemici peggiori del kiter perché riducono o azzerano completamente la possibilità di pilotare l’ala mentre questa continua a tirare. Tra le conseguenze più rischiose c’è la possibilità che il kite cominci a loopare moltiplicando la propria potenza. Le linee possono intrecciarsi per vari motivi: disattenzione, manovre errate, cadute accidentali del kite, presenza di ostacoli in spiaggia come alghe e detriti, connessioni sulle linee di oggetti di videoripresa o dispositivi di separazione dei cavi. L’imperativo è eseguire di continuo il check delle linee sia a terra (soprattutto in fase di decollo) che in acqua e in presenza di intrecci, mantenere la calma: in genere con appositi movimenti della barra tutto torna in ordine.

Nel caso invece l’intreccio sia irrecuperabile occorre atterrare il kite e metterlo nella posizione neutrale con la leading edge verso il vento, dopodiché distendere le linee sottovento all’ala e metterle in chiaro possibilmente senza sconnetterle dal kite per evitare la formazione di nodi o al massimo disconnetterle una alla volta. Nel caso di linee intrecciate tipo “parrucca” o “spaghetti”, non c’è che prendersi il tempo necessario e lavorare a piccole porzioni di intreccio seguendo l’adagio “vado piano perché ho fretta”.

  1. Movimenti bruschi sulla barra

Il detto less is more può essere benissimo applicato al pilotaggio del kite. Quando un’ala presenta un corretto trim basta muovere di poco la barra per pilotare con assoluta precisione il kite. I comandi sulla barra dovrebbero essere di norma circoscritti, delicati e fluidi, soprattutto perché l’ala ha bisogno di un certo tempo per ricevere l’imput che deve correre dal boma su tutta la lunghezza della linea e anche perché solo in questo modo il pilota perfeziona la propria sensibilità alle tensioni in gioco e alla risposta del kite ai propri comandi.

Molti rider tendono a essere eccessivamente aggressivi sulla barra ed effettuare ampi e bruschi movimenti, inutili e controproducenti: l’ala in questi casi si muove in maniera turbolenta spezzando i flussi di aria che agiscono sulla parte inferiore e superiore e dando vita a risposte incontrollate e perdite di potenza oltre che di efficienza, soprattutto in caso di venti deboli. Per ridurre questi eccessi di movimento sulla barra aiuta molto tenere le mani in posizione centrale e ravvicinata. La perfetta sensibilità sulla barra in ogni caso si acquisisce con il tempo, ma la regola del meno è meglio andrebbe adottata da subito.

Questi dunque gli errori più frequenti a cui è possibile assistere lungo le spiagge e negli spot frequentati dai kiter. In caso di incidente l’etichetta di chi va in mare impone di aiutarsi reciprocamente, non importa chi ha sbagliato, ma da parte di chi commette errori serve l’umiltà di riconoscere lo sbaglio e la possibilità di ripeterlo, magari chiedendo spiegazioni a qualcuno che ne sa di più o c’è già passato. L’importante è non perseverare e godersi al massimo le nostre uscite.

David Ingiosi Giornalista e istruttore Iko

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