Vicari Brothers, Freestyle in Famiglia

"All'estero c'è più rispetto per questo sport"

Andrea  e Cristiano Vicari sono due fratelli che condividono la passione per il kitesurf agonistico sotto l’egida del papà Vittorio che li ha iniziati a questa disciplina e che ora li segue nelle competizioni anche come manager. In questa intervista si raccontano: le gare, gli allenamenti, gli avversari, la comunicazione.

Per chi segue il mondo del kitesurf agonistico sia nazionale che extra confine i fratelli Vicari, Andrea e Cristiano, meglio conosciuti come i Vicari Brothers, sono personaggi ormai familiari. Andrea con i suoi 17 anni e Cristiano a 15 anni sono uniti dalla stessa passione per il kitesurf, lo sport che hanno iniziato per gioco sulle orme del papà Vittorio e che oggi li vede compagni di allenamento e avversari di gara.

Ad oggi dopo anni di competizioni cominciano a raccogliere i frutti di questa passione e del loro indiscutibile talento. In questa intervista ci raccontano un po’ di loro e il dietro le quinte delle loro gare.

- I Vicari Brothers sono ormai una specie di marchio di fabbrica nell'ambiente agonistico del kitesurf italiano e internazionale. Potete raccontare a coloro che ancora non vi conoscono come è nata la vostra passione per questo sport e quando avete cominciato a gareggiare?

«Per chi non ci conoscesse, i Vicari Brothers sono nati dalla passione per il kitesurf trasmessa da nostro padre Vittorio. Abbiamo iniziato facendo volare il trainer con cui ci divertivamo a fare kiteloop ed handlepass, ma soprattutto quando giocavamo a “ruba-kite” in spiaggia. Poi, nel 2010, a Fuerteventura c’è stata la svolta: Io Andrea (12 anni) e Cristiano (9 anni) eravamo finalmente in acqua con le nostre 7 metri e 5 metri per provare quell’emozione che attendevamo da tempo! Ed ecco le nostre prime partenze nelle lagune del Cotillo: siamo andati alla grande. Nel 2012 la mia prima gara al campionato italiano freestyle dove mi sono piazzato al quinto posto. Cristiano che non aveva l’età minima per gareggiare nel circuito italiano (nel quale ha iniziato solo lo scorso anno) ha iniziato prima in gare internazionali».

- Quali sono i vostri migliori risultati negli ultimi tre anni sui campi di regata nazionali e internazionali e la vostra attuale classifica nel ranking?

«Andrea è stato Campione Italiano Freestyle Juniores 2 volte di fila, nel 2013 e 2014, per arrivare quest’anno al titolo di Vice-Campione italiano freestyle Open. A livello mondiale è arrivato 4° al PKRA Juniores. Cristiano è stato Vice-Campione Italiano Freestyle juniores due volte consecutive (il campione era mio fratello) e 5^ al PKRA in Spagna».

- Nel 2015 vi siete confermati protagonisti delle gare in cui avete partecipato conquistando titoli prestigiosi. Potete fare un bilancio della stagione? Siete soddisfatti?

«Ovviamente c’è sempre margine per migliorare e conseguire risultati sempre più prestigiosi però, considerato che il vento anche allo Stagnone di Marsala dove ci alleniamo ha lasciato un po’ a desiderare, possiamo ritenerci soddisfatti».

- Che rapporto avete con gli altri atleti in gara, soprattutto quelli più esperti di voi? Siete amici, vi supportano o c'è comunque rivalità?

«Possiamo tranquillamente dire di avere un rapporto aperto e sereno con tutti gli altri atleti: ci alleniamo tutti insieme, ci rispettiamo e ci divertiamo. La differenza di età ci porta ad avere interessi diversi fuori dall’acqua ma rimaniamo comunque tutti amici con una passione che ci accomuna forte. La rivalità non si percepisce ne son al suono della tromba!».

- Ci sono degli atleti italiani o stranieri che per voi sono dei modelli o comunque dei punti di riferimento?

«Entrambi concordiamo su Alberto Rondina come nostro punto di riferimento, non solo per il suo riding ma anche per il suo carattere sempre serio, disponibile e paziente per qualsiasi cosa! Lui è per noi la definizione del vero atleta».

- Potete raccontarci secondo la vostra esperienza, visto che gareggiate e avete vissuto anche all'estero, le differenze tra l'ambiente agonistico internazionale e quello italiano (età degli atleti, sponsor, visibilità, allenamenti)?

«Avendo vissuto e gareggiato all’estero possiamo affermare che l’età media di inizio attività agonistica è inferiore rispetto a quella italiana. L’impressione è che il kitesurf sia maggiormente riconosciuto come sport, più comune. Inoltre, gli allenamenti possono godere di una frequenza maggiore sia per le condizioni del vento, sia perché all’estero è più comune non frequentare nemmeno la scuola». 

- Qual'è il rapporto tra di voi che avete pochi anni di differenza, sia in acqua che a terra?

«Il rapporto tar di noi è molto stretto, specialmente in acqua dove ci seguiamo l’uno con l’altro e cerchiamo sempre di migliorare correggendoci a vicenda per gli errori commessi nelle varie manovre».

- Potete raccontare che tipo di allenamento fate, se vi allenate da soli o con un coach o altri atleti, quali sono i vostri spot preferiti e se vi concedete qualche soggiorno in luoghi esotici? Quali sono le vostre condizioni preferite?

«In verità ci alleniamo sempre assieme, facendo coaching a vicenda con session che prevedono stretching, manovre in acqua, simulazioni di heat e pause di riposo. Il nostro spot preferito, dove ci alleniamo la maggior parte del tempo, è lo Stagnone. Lì riusciamo a trovare le condizioni ideali per il freestyle: vento costante, anche forte ed acqua piatta. In passato ci recavamo spesso in Egitto dove si possono trovare condizioni altrettanto valide ma ultimamente lì non è più così sicuro recarsi. Sarebbe molto bello sicuramente allenarsi anche in inverno in posti caldi per migliorare ancora di più però la scuola non rende lo possibile».

- Riuscite a conciliare gli impegni agonistici e di allenamento con quelli scolastici? Che scuola fate e soprattutto come andate?

«A differenza di altri atleti europei riusciamo a conciliare gli impegni scolastici con quelli agonistici. Frequentiamo entrambi il Liceo Scientifico e siamo sempre promossi con un’ottima media senza alcun debito».

- Quali sono le vostre manovre preferite e quelle su cui state lavorando in questo periodo?

«Andrea: Sicuramente Low Mobe 5 e Front Blind Mobe. In questo periodo sto lavorando molto sul mio stile. In particolare, sto seguendo anche il circuito cable-wake, che mi piace molto, cercando di integrare le tecniche nelle mie manovre col kite.

Cristiano: Le mie manovre preferite sono quelle tecniche e veloci come il Low Mobe e Front Blind Mobe ma anche quelle più alte e potenti come Back Pass grab e NIS grab mi piacciono molto».

- La vostra pagina Facebook ha tantissimi follower. Chi la cura e posta i contenuti (post, foto e video)? Che rapporto avete con i vostri sostenitori?

«Andrea si occupa della gestione della nostra pagina. E’ lui che ne cura in genere post e contenuti multimediali. Io mi occupo dell’editing grazie alla mia passione per video ed effetti sonori. Papà è il nostro fotografo per eccellenza. In generale abbiamo continui rapporti con tanti dei nostri follower, con cui siamo in contatto sia per il tifo che fanno che per consigli su attrezzature, materiali e manovre freestyle new school».

- Vostro padre Vittorio vi segue dappertutto. Come è avere un genitore nel ruolo di manager?

«E’ proprio il top, sappiamo che su di lui possiamo sempre contarci, ci spinge sempre a dare di più, a far meglio: è il nostro punto di riferimento! Anche nostra madre è sempre presente, lì a supportarci nei vari appuntamenti agonistici come negli allenamenti: in inverno macchina e panini sempre pronti per le session post-scuola quando fa vento!».

- Come passerete questa stagione invernale e quali sono i vostri principali obiettivi per il 2016?

«Purtroppo con la scuola non potremo recarci in luoghi esotici e quindi saremo in cerca di ogni possibile bava di vento qui in penisola. Da Pasqua inizieranno gli allenamenti allo Stagnone dove contiamo di lavorare su manovre nuove, più radicali, in preparazione del Campionato Italiano Freestyle ma anche perché no, qualche appuntamento con il circuito mondiale!».

- Vorrei chiedere a te Vittorio, qual è il tuo approccio nel gestire i tuoi ragazzi, se sei soddisfatto della loro esperienza, quali sono secondo te le difficoltà e i risvolti positivi di questa esperienza?

«Sicuramente sono più che soddisfatto dei Vicari Brothers. I miei ragazzi hanno sempre fatto sport e gare, sin da piccolissimi. Il kitesurf è uno sport “puro” ma anche uno stile di vita di cui loro sembrano aver colto gli aspetti migliori. Fortunatamente sanno che la scuola viene prima di tutto e riescono a conciliare tutti i loro impegni. Purtroppo ciò non è così comune, soprattutto all’estero, e quindi si trovano a competere con atleti che spendono mesi interi in Brasile allenandosi tutto l’anno. Però i Vicari Brothers sono forti e coordinati, fanno molti sport e quindi son fiducioso che riescano a compensare alla grande!».

Articolo redatto da:

David Ingiosi

Giornalista e Videoreporter

ufficiostampa@kitesurfing.it


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